PIÙ SALUTE CON MENO SALE E ZUCCHERI

Sale e zuccheri - Quando è "troppo"
 

L'apporto alimentare medio di sale in Italia supera ampiamente i bisogni fisiologici ed è ampiamente riconosciuto come il consumo di sale influisca negativamente sui livelli di pressione arteriosa ed aumenti il rischio cardiovascolare. Anche un uso elevato di zuccheri non è salutare, è infatti associato ad obesità, alterata tolleranza glicidica e dislipidemie.

Nelle ultime linee guida europee ed americane per l'ipertensione e la prevenzione cardiovascolare, la riduzione del consumo di sale è al primo posto tra le modificazioni raccomandate dello stile di vita. Tutte le linee guida per l'alimentazione raccomandano di ridurre l'eccesso di zuccheri aggiunti nell'alimentazione, iniziando dall'età evolutiva.
 

Come si può limitare il consumo di sale e zucchero?

I comportamenti da adottare per la riduzione del consumo di sale e di zuccheri sono molto simili:

  • riduci la quantità di sale e di zuccheri aggiunti in cucina e a tavola
  • controlla il contenuto di sale e di zuccheri nell'etichetta nutrizionale
  • preferisci gli alimenti meno ricchi di sale e di zuccheri aggiunti
  • abituati gradualmente ad un gusto meno dolce e meno salato

Leggi i consigli nel depliant della SINU per mettere in pratica questi comportamenti.
 

Quanto sale e zucchero consumano i cittadini del Lazio?

L'apporto alimentare medio di sale in tutte le regioni italiane supera ampiamente i bisogni fisiologici, anche in età evolutiva.

Secondo i dati dell'indagine OKkio alla Salute e HBSC Lazio il 37% dei bambini (6-11 anni) ed il 23% degli adolescenti (11, 13, 15 anni) bevono quotidianamente bibite zuccherate e/o gassate; per quanto riguarda il consumo di dolci circa il 40% degli adolescenti li consuma almeno 5-6 volte a settimana.

I cittadini del Lazio riconoscono l'importanza della riduzione del sale per la salute (70% degli intervistati), ma 1 su 3 consuma alimenti salati numerose volte a settimana, solo 1 su 3 legge regolarmente l'etichetta nutrizionale e solo 1 su 5 si impegna per ridurre il consumo di sale nell'alimentazione (fonte: Indagine campagna su consumo del sale nel Lazio, anni 2017 e 2018).
 

Cosa si sta facendo nelle ASL del Lazio?

Nell'ambito del Piano Regionale della Prevenzione (PRP) 2014-2019, tre progetti hanno tra gli obiettivi la lotta all'abuso di sale attraverso:

  • formazione degli insegnanti nelle scuole
  • formazione dei cuochi e degli addetti alla ristorazione collettiva (mense aziendali, scuole, ospedali, etc.)
  • empowerment dei cittadini tramite consiglio nutrizionale nei poliambulatori e promozione della lettura dell'etichetta nutrizionale.

Per citare i dati della campagna per la riduzione del consumo del sale 2018, i Servizi di Igiene degli Alimenti e Nutrizione (SIAN) hanno realizzato in tutto il Lazio circa 50 seminari informativi sui benefici della riduzione del contenuto di sale; più del 70% delle aziende di ristorazione collettiva hanno aderito alla campagna ed hanno diffuso i materiali informativi sul sale a più di 60.000 utenti delle mense aziendali; più di 70 poliambulatori, in particolare nelle Case della Salute, hanno svolto attività di counselling per la riduzione del sale; 200 operatori della ristorazione collettiva sono stati formati sulla riduzione dell'uso di sale nella preparazione dei pasti; più di 500 insegnanti delle scuole elementari e medie sono stati informati dei benefici prodotti dalla riduzione del sale e della corretta lettura dell'etichetta nutrizionale al fine di poter realizzare in classe attività pratiche; il materiale informativo è stato diffuso in più di 200 farmacie e supermercati del Lazio.

I SIAN delle ASL del Lazio effettuano numerosi e capillari interventi di promozione alla salute per la riduzione del consumo di sale e l'utilizzo esclusivo di sale iodato.

A seguito degli interventi, tra i comportamenti salutari riferiti dalle famiglie ci sono: riduzione del consumo di snack salati (55%) e cibi pronti o in scatola (62%); non utilizzo di sale aggiunto (35%), controllo dell'etichetta alimentare (42%) (fonte: OKkio alla Salute Lazio).